La storia dell’Azione Cattolica a Fabriano

” Un grazie di cuore a Sonia Ruggeri  

per il lavoro approfondito e minuzioso di ricostruzione della nostra storia locale”

 

La storia dell’Azione Cattolica fabrianese è la storia di un laicato cristiano che, pur nel confronto, a volte difficile e sofferto, con un ambiente culturale e politico avverso, come nella fase iniziale, ha saputo maturare le ragioni e lo stile ecclesiale della sua presenza nella società e ha dato testimonianza non solo di passione e di fede, ma anche di sensibilità profetica, assumendo coraggiosamente impegni e responsabilità nel volgere degli anni e degli eventi.

La nascita dell’Azione Cattolica a Fabriano e il Circolo del Santissimo Crocifisso della Gioventù cattolica fabrianese.

Fabriano fu la prima città delle Marche a dare vita, con orgoglio, ad un Circolo di giovani cattolici aderente alla Società della Gioventù Cattolica Italiana, il primo nucleo dell’Azione Cattolica Italiana, sorta, a livello nazionale, nel 1867 ad opera di Mario Fani e Giovanni Acquaderni.

Era il 4 giugno 1887, quando, a Fabriano venne istituito il Circolo della Gioventù Cattolica , con il nome di Circolo del Santissimo Crocifisso, che si distinse, soprattutto dopo l’affidamento dell’incarico di assistente ecclesiastico al giovane Don Agostino Crocetti, per la sua capacità organizzativa, ricchezza di pensiero, vitalità nell’azione e per  il suo essere in collaborazione con l’organizzazione nazionale della Gioventù Cattolica Italiana e in stretto rapporto con la gerarchia ecclesiastica.

Tutto ciò permise al Circolo di avere sin da subito, nelle Marche, un ruolo da protagonista, tanto che, nel 1901, Fabriano fu scelta come sede dell’VIII° Congresso della Società cattolica marchigiana, al quale partecipò anche Don Romolo Murri.

La fondazione dell’oratorio-ricreatorio di San Giuseppe della Portella e la nascita del Circolo “Nova Iuventus

Il Circolo venne ad assumere un ruolo ancor più importante, all’interno della Diocesi e della città, dopo il 1909, quando si fuse con un’associazione giovanile, la Nova Iuventus, costituita per la promozione culturale, morale e religiosa, per iniziativa di Mons.Zonghi-Lotti, nel gennaio 1909, a tre anni di distanza dalla fondazione dell’oratorio-ricreatorio San Giuseppe, sorto in via della Portella, sotto la guida di Don Pompilio Paolucci.  Il circolo subito acquistò una sua autonomia e fisionomia anche per la spiccata personalità dei sacerdoti preposti e dei suoi giovani soci. Tra questi: Lamberto Corsi, Tersilio Fida, Gennaro Maggio, Vincenzo Pecorelli, Giovanni Pellegrini, Narsete Berionni, Osvaldo Carmenati, affiancati dal giovane Romualdo Castelli, che fu anche il Presidente. Ad essi diedero non solo indirizzi e orientamenti, ma anche appoggio e attiva partecipazione autorevoli sacerdoti, tra cui Don Agostino Crocetti, Don Pietro Bargagnati, coadiuvati dal giovane don Erminio Petruio, che fu tra i promotori della sezione sportiva costituita all’interno della Nova Iuventus.    Nell’accogliente Palazzo Fiorani, sede del Circolo, i giovani organizzarono conversazioni di studio, rappresentazioni teatrali, accademie e conferenze, con relatori non solo fabrianesi, richiamando un grande numero di giovani e conquistando la considerazione della città. Per la capacità e l’efficienza organizzativa, ai giovani della Nova Iuventus venne affidata la preparazione del 1°Convegno studentesco marchigiano che si svolse a Fabriano nel 1910. Uno dei promotori più attivi del Movimento Cattolico in Fabriano fu Lamberto Corsi (1892-1961), cofondatore del settimanale, ancora oggi fiorente, L’Azione, nel 1911. Difensore dei diritti delle classi lavoratrici, in piena fedeltà al magistero sociale della Chiesa, contribuì ad inserire i cattolici locali nella politica attiva, fino a farne gli arbitri della vita politica e amministrativa. La fede e l’impegno dei giovani cattolici, ancor più deciso dopo il successo anche organizzativo del convegno studentesco, suscitarono la preoccupazione degli anticlericali e dei massoni che non lesinarono le intimidazioni, le minacce e anche atti di violenza.  Essi proseguirono, però con entusiasmo, collocandosi in prima fila tra le organizzazioni cattoliche.

Nel 1911, così travagliato per la vita sociale e civile di Fabriano, numerosi furono gli episodi di faziosità e di intolleranza, tra i quali il violento assalto alla Processione del Corpus Domini.

La prima guerra mondiale non frena l’impegno

Lo scoppio della prima guerra mondiale e il maturarsi delle condizioni per la partecipazione dell’Italia al conflitto a fianco della Francia, del Gran Bretagna e della Russia, ebbero notevoli ripercussioni anche a Fabriano e suscitarono discussioni contrastanti e sofferte prese di posizione anche nello stesso Circolo Nova Iuventus.

Presto la chiamata alle armi sfoltì le fila dei soci del Circolo che, tuttavia, non cessò la sua attività, grazie alla partecipazione dei più giovani, sollecitati dal neo presidente Romualdo Castelli.

I Giovani Cattolici e il Partito Popolare

Con la fine della guerra la vita sociale riprende con vigore, seppur in condizioni diverse per l’accresciuto peso dei partiti e delle organizzazioni sindacali.

Per quanto riguarda i cattolici, la novità è rappresentata dalla nascita del Partito Popolare di Don Luigi Sturzo che a Fabriano raccoglie convinte adesioni specie tra i giovani cattolici formatisi civilmente e culturalmente alla scuola del Circolo Nova Iuventus- SS.Crocifisso. Oltre Romualdo Castelli, occuparono posti di rilievo e grande responsabilità sia in ambito politico e sindacale, sia nell’amministrazione comunale, alcuni dei protagonisti delle battaglie e dibattiti affrontati nel Circolo negli anni precedenti, quali Lamberto Corsi, Tersilio Fida, che nel 1920 divenne sindaco, Don Agostino Crocetti e don Erminio Petruio.

I giovani non si rassegnarono al fascismo

La fede e l’impegno dei giovani cattolici non vennero meno neppure durante il fascismo. Anche a Fabriano i giovani non si rassegnarono alla passività e non cedettero alle molteplici pressioni e riuscirono a tenere in vita i loro circoli. Né la forzata e dolorosa chiusura del settimanale “L’Azione” attenuò e scalfì la loro convinzione e i loro impegni di fronte al fascismo trionfante. Ad essi il Papa Pio XI, dopo aver provveduto alla riforma dello Statuto dell’Azione Cattolica, rivolse più volte parole di fiducia e di speranza, specie nel suo discorso agli universitari cattolici dell’8 settembre del 1924.

Il Nuovo statuto dell’Azione Cattolica

L’Azione Cattolica venne, infatti, con il nuovo Statuto ristrutturata e costituita in 4 sezioni: la Federazione Italiana Uomini Cattolici, la Società Gioventù Cattolica Italiana, la Federazione Universitari Cattolici Italiani, l’Unione Femminile Cattolica Italiana. Quest’ ultima si distinse con figure importanti alla presidenza, susseguitesi negli anni, dal secondo dopoguerra fino al rinnovamento conciliare, quali Menica Rossi, Zenaide Castelli, Adele Gioia. Maria Pia Bolzonetti, Aida Bruschi, Rita Zuccatosta, ecc. Anche la Federazione Universitari Cattolici Italiani (FUCI), fiorì nel nostro territorio, grazie al prezioso lavoro di Don Giuseppe Riganelli, prima e di Don Aldo Mei, negli anni a noi più vicini. Due sacerdoti, questi, che sono sempre stati punti di riferimento importanti non solo per moltissimi  giovani, ma anche per molti adulti e famiglie del nostro territorio diocesano.

Don Giuseppe Riganelli e il nuovo slancio dell’ Assistente ecclesiastico

In quegli anni difficili nuovo slancio ed entusiasmo ai giovani di Azione Cattolica fu dato dal giovane Don Giuseppe Riganelli, nominato assistente ecclesiastico del Circolo Nova Iuventus. Negli anni 1928-30, si impegnò per trasformare, sotto il profilo culturale e sociale, la città di Fabriano, preparando una nuova generazione di cattolici impegnati non solo nell’ambito ecclesiale, ma anche culturale, sociale e politico. Tra questi sono da ricordare: Pietro e Nicola Ciccardini, Alfio Coccia, Giovanni Ruggeri, Eligio Pellegrini e fratelli, Filippo Rossi, Andrea Polloni, Antonio Furbetta,ecc.

La chiusura dei Circoli cattolici

La chiusura dei Circoli cattolici, imposta da Mussolini nel maggio del 1931 trovò il Circolo fabrianese in piena attività; quell’attività che verrà ripresa dopo l’avvenuto accordo tra la Santa Sede e il governo italiano sulla legittimità dell’esistenza dell’Azione Cattolica, di cui viene riaffermato il carattere religioso. I giovani cattolici, nonostante i pesanti limiti imposti dal fascismo, seppur in numero ridotto, resistendo a subdoli inviti alla prudenza, e al conformismo, non cedettero alla rassegnazione, sostenuti dai sacerdoti che già erano stati assistenti, da altri giovani sacerdoti, quali Don Pietro Ragni e Don Gisleno Vitali e da alcuni laici che erano stati dirigenti, quali Romualdo Castelli, Lamberto Corsi, Tersilio Fida, David Fiorani, Aristide Merloni ed altri. Poterono quindi svolgere un prezioso e paziente lavoro, rivolto all’interno, più che all’esterno e mirante a formare, attraverso una solida preparazione morale e religiosa, delle coscienze mature e consapevoli.

Il dopoguerra e la fase costituente

Sia questi giovani che man mano assunsero posizioni di maggiore responsabilità nelle  organizzazioni cattoliche diocesane, sia quelli delle generazioni successive formati all’Azione Cattolica, seppero  essere all’altezza dei compiti e dei doveri posti alla loro coscienza da grandi fatti della storia, come la seconda guerra mondiale, la resistenza al nazifascismo, la stesura della Carta Costituzionale, la difesa e l’edificazione della democrazia e la ricostruzione morale dell’Italia e della nostra Fabriano dal  dopoguerra in poi. L’Azione Cattolica conobbe un momento di grande espansione nel secondo dopoguerra grazie all’impegno di Papa Pio XII. Anche a Fabriano le prime scadenze elettorali successive alla proclamazione della Repubblica Italiana, aumentano l’impegno dell’associazione.
In occasione delle elezioni del 1948 vengono fondati, su mandato di Papa Pio XII, i “Comitati Civici“. Organizzati da Luigi Gedda, allo scopo di mobilitare le forze cattoliche per il delicato impegno elettorale, i Comitati risultano decisivi, anche a Fabriano, per evitare la vittoria elettorale della sinistra. (Zenaide Castelli, Adele Gioia).

Gli anni del Concilio

La sensibilità di Giovanni XXIII accoglie il desiderio di una Chiesa che intende mettersi in ascolto dei segni dei tempi, che sa farsi sorella e madre, compagna di viaggio dell’intera famiglia umana. Lo spirito di rinnovamento, seguito al Concilio Vaticano II del 1962, porta nel 1964 alla nomina di Vittorio Bachelet a Presidente della Giunta Centrale di AC. Gli anni del dopo Concilio sono anni fecondi, in cui si avverte l’esigenza profonda di declinare le intuizioni conciliari in prassi quotidiana. Alla luce di ciò è possibile leggere la maturazione della scelta religiosa. Pur rimanendo immersa nel sociale, anche a Fabriano, con personalità quali Alberto e Maria Pia Bolzonetti, Aida Bruschi, Aldo Crialesi, sacerdoti quali Don Silvano Lametti, Don Tonino Lasconi, l’Azione Cattolica torna L’evento conciliare legittima pienamente il mandato alla missionarietà dei laici e, per la prima volta, parla espressamente dell’AC come scuola di formazione per un laicato responsabile, che fa proprio il fine apostolico della Chiesa: l’evangelizzazione, la santificazione degli uomini e la formazione cristiana della loro coscienza.

Anni ’70: la priorità educativa e la scelta religiosa

Sono gli anni della presidenza nazionale di Vittorio Bachelet. Nel 1969 l’AC si dà un nuovo statuto, nel quale si organizza la vita associativa attorno a due settori: giovani e adulti, al posto dei precedenti quattro Rami (Gioventù Maschile, Gioventù Femminile, Unione Donne, Unione Uomini), mentre le Sezioni minori (Fiamme Bianche, Fiamme Rosse, Fiamme Verdi per i Ragazzi e Angioletti, Piccolissime, Beniamine per le Ragazze) sono sostituite con l’unica struttura dell’Azione Cattolica dei Ragazzi (ACR) che compare per la prima volta nel marzo del 1971.

Si ribadisce, altresì, la necessità, come associazione, di mettersi a servizio della Chiesa locale.
Grazie al prezioso lavoro delle Presidente Alberto Bolzonetti, dell’Assistente Diocesano, Don Silvano Lametti, e di don Tonino Lasconi, richiesto con decisione come Vice Assistente per i giovani e i ragazzi al Vescovo Macario Tinti, mentre come vice parroco a San Nicolò e come aiuto per i giovani a San Giuseppe Lavoratore, su invito del parroco Don Oscar Venturelli, iniziava il suo ministero sacerdotale proprio tra i ragazzi e i giovani. Inviato da don Silvano a Roma, a un convegno nazionale dove nasceva l’Azione Cattolica dei Ragazzi, don Tonino, chiamato come collaboratore dai Responsabili Nazionali dell’Azione Cattolica dei Ragazzi, Giovanna Benevento e don Giuseppe Cavallotto, fece sì che la Diocesi di Fabriano, con la prima Responsabile Diocesana, Carmela Affuso, fosse una delle sette Diocesi italiane per la sperimentazione dell’A.C.R. e della Catechesi Esperienziale, che darà un impulso di grande novità alla Catechesi delle Iniziazione Cristiana e al metodo educativo in generale, nonché alla consapevolezza che l’attenzione educativa debba trasformarsi in stile ed esperienza di tutta quanta l’associazione.

Anni ’80-’90 Matelica si unisce a Fabriano

A metà degli anni ’80, con la Presidenza di Sonia Ruggeri, assistenti Don Silvano Lametti, prima, e Don Tonino Lasconi, poi, l’Azione Cattolica di Matelica si unisce a quella di Fabriano. Viene data vita alla stesura del Progetto formativo apostolico unitario e si definiscono le metodologie ed i cammini formativi per le diverse età. Particolare attenzione, grazie a figure come quella di Maria Pia Bolzonetti, Don Silvano Lametti e Don Luigi Forotti, viene riservata al progetto famiglia.
L’ACI nazionale, con la presidenza di Alberto Monticone, sollecitata dagli eventi internazionali, si apre alla dimensione globale, collaborando in maniera più attiva alle Organizzazioni cattoliche internazionali e promuovendo iniziative educative e di sostegno in zone segnate da svantaggio socio-economico. Nella nostra diocesi importante in quegli anni diviene il lavoro dell’ACR, dei giovani e degli adulti che, oltre a proporre percorsi catechetici e liturgici, offre itinerari volti a favorire la conoscenza del Magistero della Chiesa e, alla luce di quello, la lettura e l’interpretazione delle sfide della società alle soglie del terzo millennio. È proprio in questi anni che alcuni soci dell’ACI, come Sonia Ruggeri, Giancarlo Sagramola, Paolo Paladini e altri, vengono chiamati a porsi al servizio della politica e della vita amministrativa della città.

Anni 2000

Il nuovo millennio si apre con una carica di novità e con una forte tensione verso il rinnovamento dell’associazione.
Durante l’Assemblea Straordinaria del 2003 si approva lo statuto aggiornato. I cambiamenti sociali e culturali del contesto italiano, infatti, provocano l’AC a ripensarsi, per rendere più efficace il proprio impegno educativo e pastorale. Si avverte l’urgenza, pertanto, di riscrivere il Progetto formativo, affinché il servizio alle singole comunità locali sia il riflesso di una Chiesa che sappia “intercedere”, sollecitando le domande di vita degli uomini e delle donne di questo inizio millennio; e questa è la storia dei nostri anni e dei nostri giorni, con Presidenti Diocesani e Assistenti che si sono succeduti fino all’attuale Presidente, Marco Salari e l’Assistente, Don Umberto Rotili,  con la non facile  responsabilità di continuare una storia ricchissima, ma sempre bisognosa di rinnovarsi e rilanciarsi.

È una storia, quindi, quella dell’ACI che si intreccia con la vita di molti ragazzi e giovani, uomini e donne, che in questo lungo periodo hanno lavorato con passione e fedeltà, servendo la Chiesa e contribuendo a costruire il Paese in cui viviamo.

È una storia che fin da principio ha scelto di rispondere alla vocazione missionaria, mettendosi a servizio della vigna del Signore nelle singole Chiese locali, vivendo la vocazione laicale, lavorando e collaborando con i Pastori, al servizio della città e del territorio.

Oggi, dunque, noi raccogliamo un’eredità, un tesoro prezioso, consegnatoci da uomini e donne, testimoni del Vangelo, che hanno saputo, fino in fondo, essere interpreti dei segni dei tempi. Non possiamo lasciare che questa eredità vada perduta, ma con forza, gioia e speranza, dobbiamo trasmetterla a chi verrà dopo di noi.

 

Fabriano, 04.06.2018

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